Isaac Abravaniel
Nel periodo di permanenza a Venezia di Fra’ Pacioli troviamo anche Isaac Abravaniel (Lisbona 1437, Venezia 1508). Nato da una ricca e rispettabile famiglia Giudea Sefardita, era figlio di Dom Judah, tesoriere del Portogallo. A soli 20 anni iniziò a scrivere di argomenti filosofici, divenendo anche tesoriere di Re Alfonso V. Durante la invasione dei Mori, si occupò di raccogliere offerte per la liberazione gli schiavi. Fu costretto nel 1483 a fuggire in Castiglia per una serie di intrighi contro di lui, subendo la confisca di tutti i suoi beni. A Toledo scrisse un certo numero di commentari, successivamente fece ritorno in Castiglia come amministratore militare della regina Isabella. Quando avvenne il bando degli Ebrei dalla Spagna, si recò a Napoli al servizio del re; successivamente quando la città fu occupata dai Francesi, egli seguì il re a Messina, Corfù, Monopoli e Venezia, dove negoziò un trattato fra la Repubblica Veneta ed il Portogallo. Egli pur attenendosi alla tradizione ebraica fu sensibile alle opere di S.Girolamo, S.Agostino, da Nicola di Lyra e di altri scrittori Cristiani. Fu fortemente impregnato della fede nell’era messianica, tema che egli introdusse principalmente per confortare le folle che abbandonarono la Spagna dopo il bando.
Nella sua biografia vengono citate come ancora esistenti solo sedici opere. Di certo sappiamo che nel 1503 era a Venezia, chiamato come consulente dal senato veneto, in trattative con il Portogallo per un accordo sul commercio delle spezie, e che è sepolto a Padova. Con particolare attenzione per la mistica numericologica ed in perfetta sintonia con le profezie del Beato Gioacchino, attraverso un complicato sommarsi di numeri, elaborò la previsione della fine di Roma per il 1531-1532. Si vedrà come tale profezia dovesse essere interpretata con riferimento all’avvento di Lutero. Numerologia e astrologia sono i mezzi con cui interpretò i testi sacri per profetizzare, in un futuro più o meno immediato, l’avvento del messia (annunciato per il 1503).
Di lui si trovano ancora notizie nel libro del principe di Sansevero “Il lume eterno” dove l’autore si occupa di descrivere il fenomeno delle luci perenni, lanterne perennemente accese, trovate presso alcune antiche tombe. Il nobile napoletano, di cui si parlerà appresso, faceva cenno nel brano in questione di aver saputo da un nobile suo conoscente, che il rabbino di Costantinopoli avrebbe avuto proprio a Venezia dall’Abravaniel intorno al 1500, la spiegazione della tecnica del lume eterno.