Raimondo Lullo
Poco prima della morte di Bacone alla guida della confraternita fu chiamato il Beato Raimondo Lullo. Il Beato Raimondo Lullo nacque il 30 giugno del 1235 a Palma di Maiorca, nelle Isole Baleari e morì, sempre a Maiorca, il 29 giugno o il 2 marzo 1486. Di famiglia agiata, si avviò a una prestigiosa carriera presso la corte del re d’Aragona. Nel 1257 sposò Bianca Picany dalla quale ebbe due figli. Dopo un periodo in cui ebbe visioni mistiche e dopo un colloquio col domenicano Raimondo di Penyafort, che gli fece scoprire la sua vocazione nel 1263, vendette tutti i suoi beni a favore della moglie e dei figli ed abbandonò l’esistenza mondana per consacrare la propria vita a Cristo ed alla confraternita che sarebbe stato chiamato a guidare. Dopo un pellegrinaggio a Santiago di Compostella, si ritirò nello studio di filosofia, teologia, medicina, latino, provenzale ed arabo, assimilando il fior fiore della cultura dell’epoca: Aristotele, Platone, S.Agostino, Anselmo d’Aosta, Riccardo di San Vittore, i filosofi arabi. In questo periodo scrisse la prima versione della “Ars Magna” ed il “Libro della Contemplazione in Dio”. Dal 1274 iniziò a scrivere anche in arabo e nel 1276 fondò un collegio per la formazione dei frati missionari al cui metodo si ispirarono le strutture ecclesiastiche negli anni a venire. Dal 1486 iniziò a viaggiare in Oriente ed in Africa, acquisendo prestigio per la sua cultura e per la sua tolleranza anche nell’Islam ed assumendo la carca, dopo essere divenuto terziario francescano ad Assisi, di consigliere del Califfo di Tunisi. Peraltro all’epoca aveva già scritto un trattato sulla ricerca comune della verità e scritto anche poesie nella sua lingua nativa, ma con metrica araba. Dopo aver dedicato al re di Francia, Filippo il Bello, il libro “L’Albero della Filosofia dell’Amore”, nel 1311 partecipò al Concilio di Vienna, cercando, senza successo, di evitare la distruzione dei Templari proponendo di fondere in uno solo tutti gli ordini cavallereschi cristiani. Una leggenda vuole che sia stato ucciso durante una delle sue missioni in Africa in realtà morì a Maiorca e venne sepolto con grandi onori nella Chiesa di San Francesco. Nonostante la fama popolare di santità fu beatificato solo nel 1850 da Pio IX. Il grande contributo di Lullo alla cultura dei secoli a venire fu la tecnica combinatoria.
Egli, infatti, elaborò a teoria che, selezionando i termini essenziali, e configurato così con essi una schema di partenza, la concatenazione delle condizioni e delle cause di relazione tra essi consentisse una perfetta conoscenza della realtà. Una anticipazione della distinzione tra principi e cause che sarà l’asse portante della filosofia di Giordano Bruno. Questo schema combinatorio veniva dal Lullo raffigurato come un albero, con un evidente collegamento con l’albero della cabala ebraica, e finiva per diventare anche una mnemotecnica, cioè un metodo per dare sistematicità ed efficienza alla memoria, nel filo di una tradizione di questo tipo di tecniche che risaliva a Cicerone. vedi immagine. A Lullo fu anche attribuita un’opera, il “Liber de secretis naturae seu de Quinta Essentia”, da alcuni ritenuta apocrifa, nella quale sosteneva che, mentre Dio può esercitare solo il bene, l’uomo può cadere nel male perché dispone solo del fuoco per purificare le sue azioni terrene, ma con l’aiuto della fede egli può realizzare trasmutazioni naturali e perseguire con successo il bene.
La scelta tra il bene ed il male apparteneva quindi al libero arbitrio solo come conseguenza dell’ignoranza umana, facente anch’essa parte della disposizione divina e quindi trasmutabile verso il bene. Il successo delle teorie di Lullo ispirò tutto il Rinascimento, fino a Leibnitz, passando per Nicola Cusano, Pico della Mirandola, Giordano Bruno. Francesco Bacone e Cartesio osteggiarono non la grandezza del Lullo, ma l’abuso delle sue teorie da parte di incapaci che le riducevano a semplici trucchetti da imbonitori. Un suo monumento si trova tutt’ora a Barcellona.